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I ciucioli

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Diga di Monte Cotugno

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Diga di Monte Cotugno 40.167889, 16.340492 Lago di Monte CotugnoNel territorio del comune di Senise (PZ), lungo il corso del fiume Sinni, c’è la diga di Monte Cotugno, una diga costruita negli anni tra il 1970 e il 1982. È la più grande diga d\'Europa in terra battuta ed è utilizzata per il bisogno irriguo del metapontino e di gran parte della Puglia; inoltre le sue acque sono spesso teatro di gare nazionali di canottaggio. È circondato da campi coltivati ad oliveti e da siti naturali ricchi di vegetazione e fauna locali. Il lago ha una regolazione pluriennale e per assicurare la massima frequenza di riempimento del serbatoio vengono convogliate in esso le acque del torrente Sarmento e del fiume Agri, intercettate in apposite sezioni di sbarramento e condotte tramite gallerie di valico. La tenuta idraulica dello sbarramento dipende da uno strato di conglomerato bituminoso applicato sul paramento di monte che si salda in basso col dispositivo di tenuta fondazione. Il manto impermeabile è formato da uno strato di base e di livellamento, anch\'esso in conglomerato bituminoso chiuso dello spessore di 5 cm, da uno strato drenante in conglomerato molto aperto dello spessore variabile da 10 a 16 cm, da due strati di tenuta in calcestruzzo bituminoso, da uno strato di sigillo superficiale. Lo scarico di superficie è costituito da un settore di calice con apertura al centro di 120°, attraverso un pozzo verticale si collega con una galleria circolare di 6,20 m di diametro di lunghezza di 1.104 m che porta le acque a valle della diga. Lo scarico di mezzofondo è costituito da due coppie di luci, con soglia a quota 236,70 ciascuna munita di due coppie di paratoie piane. Esso s\'immette nella galleria del soprastante scarico di superficie. L\'opera di presa utilizza un\'apposita galleria situata nella sponda destra e lunga 756 m, e collegata con una torre di presa, con paratoie d\'immissione a diversi livelli per consentire l\'utilizzazione delle acque ad uso potabile. Il muro della diga misura, in lunghezza, 1850 m, in altezza 60 m, è largo alla base 260 m. Il diametro del tubo misura 3 m, la portata massima della diga, in estate, è di 15-13 metri cubi, nel periodo invernale la portata minima è di 4-5 metri cubi. La capacità massima è 530.000.000 metri cubi. La diga di Monte Cotugno che domina la valle alla confluenza del Serrapotamo nel Sinni è entrata in funzione nel 1983 e sbarra il corso del fiume Sinni nel punto in cui il letto del fiume si restringe. Esso, l\'antico \"Siris\" dei Greci nasce a circa 1850 m di quota dalla Serra della Giumenta, propaggine del Sirino e scorre per 94 km. Raccoglie le acque dei torrenti Cogliandrino e Serrapotamo da sinistra e i torrenti Frido, Rubbio e Sarmento da destra. L\'aspetto del Sinni è quello tipico della fiumara con un letto largo e ciottoloso, quasi asciutto per gran parte dell\'anno, impetuoso durante le piene invernali. Il suo bacino è delimitato a sud dal massiccio del Pollino e dal monte la Spina e a nord dal massiccio del Sirino, dal monte Alpi, dalla Tempa Coda di Volpe e dalla Tempa Acqua Seccagna. Il 28 agosto 2011 nei pressi della diga è stato girato il video promo della Ferrari, che presentava la nuova Ferrari 458 Spider (nel video, al minuto 1.31 si vede chiaramente la diga). Nell’invaso di Montecotugno è prevista la realizzazione di un grande opera, un anfiteatro che sarà in grado di ospitare 2500 spettatori nel quale verrà rappresentata la grande storia epica dell’arrivo dei Greci e l’epopea della Magna Grecia. L’obiettivo dichiarato di questa opera è quella di incrementare il turismo e l’economia dell’area. Saranno utilizzate tecnologie avanzate, soprattutto sull’acqua, in grado di produrre immagini suoni e colori sull’arrivo dei greci nel nostro territorio e il diffondersi della cultura greca sulla via dei fiumi. Leggenda del serpente centenario I cittadini del luogo narrano che, nel luglio 2005, nei pressi della diga è stata uccisa un anaconda. Alcuni ritenevano fosse il serpente dei Crocco, antica famiglia senisese, i quali lo avevano posto come guardiano di un pozzo nel quale, secondo la leggenda, è nascosto il tesoro della famiglia. In realtà l\'animale era fuggito da un circo ed i pastori del luogo, ignari, alla sera, tornando col gregge all\'ovile, trovavano sempre qualche pecora mancante. Qualche giorno dopo l\'anaconda venne avvistata e catturata con l\'ausilio di alcuni professionisti, sebbene molti oggi ricordino l\'evento come una mera leggenda cittadina. La leggenda del serpente centenario e del tesoro è alimentata da quello che sembra essere un piccolo pozzo, visibile nei periodi di secca della diga, presente nel terreno a destra dell\'inizio del ponte crollato (che un tempo collegava una sponda della diga all\'altra).La presa del tappo[gallery ids=\"2993,2994,2995,2996,2997,2998,2999,3000,3001\"]Lago di Monte Cotugno, Senise, PZ, Italia (Indicazioni stradali)

La diga di Montecotugno e la cittadina di Senise hanno sempre vissuto il loro “rapporto” sul filo del rasoio. Una sorta di amore e odio che nel corso degli anni ha fatto scrivere pagine di storia memorabili facendo di Senise una sorta di baluardo contro quelle logiche di sfruttamento del territorio che hanno caratterizzato buona parte delle vicende lucane. Sul fondo della diga, quando l’acqua diminuisce, si possono osservare, infatti, vecchi ruderi di masserie che un tempo avevano l’importante ruolo di essere vere e proprie cellule base dell’organizzazione sociale ed economica dello spazio agricolo. Un’edilizia povera costituita da edifici ad un piano realizzati con blocchi d’argilla e paglia (ricoveri giornalieri dei contadini), diffusi soprattutto nelle aree ex demaniali poi quotizzate, chiamati ciucioli, i ciùcele.
La realizzazione della diga ha modificato e sottratto grandi spazi terrieri.
Un invaso per il quale furono immolati tremila ettari coltivati che davano da mangiare a 700 famiglie. A quelle famiglie, nonostante le promesse, non fu dato nulla come compensazione ambientale.
Ecco perchè fin dall’inizio del faraonico progetto, che avrebbe poi portato alla costruzione della più grande diga in terra battuta d’Europa, i cittadini hanno cominciato a “difendere” il proprio territorio con proteste e manifestazioni che hanno fatto storia raggiungendo il momento cruciale con la cosiddetta “presa del tappo” del 6 marzo 1984, giorno in cui si sarebbe dovuto bloccare la corsa del fiume Sinni verso lo Ionio, e quindi riempire l’invaso.
Alle 6,30, un cittadino senisese, Raffaele Soave, con un altoparlante montato sulla propria autovettura, chiamò a raccolta la popolazione. Tutta Senise si riversò sulla diga e il sindaco dell’epoca, Pietro Policicchio, non potè far altro che emanare un’ordinanza, scritta su un foglio bianco, che sostanzialmente sospendeva la “posa” del tappo. Poche ore dalla delibera, un altro cittadino, Michele Pucci, caricò il tappo sul suo camino e lo portò in piazza Vittorio Emanuele II.
Lì rimase per circa tre mesi “sorvegliato” a turno dai cittadini. In quei giorni gli incontri si susseguirono a ritmo frenetico. Il “tappo”, come un trofeo, fu portato anche a Roma sfilando in una storica manifestazione.
Alla fine si trovò un accordo tra il governo e la Regione Basilicata. Alle famiglie espropriate andarono le terre che circondano l’invaso, e per l’area del Senisese fu varato un programma speciale da 47 miliardi delle vecchie lire. L’accordo chiuse la protesta e portò alla restituzione del tappo alle imprese costruttrici il 10 giugno di quello stesso anno.
Senise aveva vinto.
In quelle terre si respirava un’aria nuova. Una speranza che ha dovuto fare i conti con la storia. Una storia che, purtroppo, al giorno di oggi, nonostante i fondi stanziati nel corso degli anni, parla di una speranza che non si è concretizzata nei fatti. L’attuale sindaco di Senise Giuseppe Castronuovo vuole far rivivere la protesta del 6 marzo tra spettacoli teatrali, una mostra con filmati e foto dell’epoca, e un convegno. Una tre giorni che, nelle intenzioni del primo cittadino, serve a riportare nell’agenda politica regionale la vertenza sul Senisese per avviare una riflessione su tutto ciò che riguarda la risorsa acqua.

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