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Bernalda, sulla via dell’Agri.
18 aprile 2018

Matera e la grande riserva d’acqua.

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51466861_2215636382030843_8641699255838310400_n“Sotto la Cattedrale c’era una grande cisterna, una riserva di acqua che serviva la parte alta della città, la Civita. Un palombaro – come veniva denominato anticamente – con le medesime funzioni di quello del Carmine, attualmente in piazza Ridola, o della Fontana, sotto piazza Vittorio Veneto.
La particolarità del palombaro della Civita è che aveva un nome preciso, era detto il palombaro della Terra. Il corto circuito con la divinità che si venera nella Cattedrale potrebbe essere naturale, se non immediato. Si tratta della Madonna della Bruna ed è difficile non pensare al medaglione decantato dal canonico Francesco Paolo Volpe. Scrive che è quella la vera immagine della Madonna della Bruna e accompagna il suo scritto con il versetto del cantico dei cantici che così recita: “Nigra sunt, sed formosa”. “Sono scura, ma bella”.
Il volto della Madonna della Bruna è scuro e il suo nome evoca naturalmente il suo aspetto. Poi, però, parte un’altra serie di connessioni, è inevitabile. Per esempio, la costellazione della Vergine, che per gli egizi corrispondeva alla dea Iside, veniva non di rado raffigurata con le sembianze di una donna che stringe tra le mani un fascio di grano, oppure un bambino tra le braccia. La Vergine in questo caso evoca la grande madre Demetra, da cui prende in prestito il fascio di grano. Demetra cerca Persefone negli inferi come la Madonna cercò Gesù nella tomba, come Iside cercò Osiride, Orfeo Euridice, Freyja Frey, Dioniso Semele.
Quello delle Madonne nere, diffuso in tutta Europa, è indubbiamente un fenomeno cristiano, ma anche la continuazione di antiche divinità. In altre letture rappresenta il potere terapeutico della natura, il principio alchemico secondo il quale l’opera contro la natura può procedere solo dentro e attraverso la natura. Ma poi, Iside era stata definita già nel testo di Apuleio, l’Asino d’oro, la dea universale per eccellenza, che riassumeva gli attributi di tutte le altre divinità. Insomma, la definizione di terra e di madre coincide nello stesso luogo e l’acqua, quale sintesi superiore contenuta nel ventre della Civita, potrebbe rappresentare il simbolico liquido amniotico da cui nasce la città, una città Madre, Mater/Matera.”
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Nell’immagine d’epoca, s’intravede il pozzo sul sagrato.

di Pasquale Doria

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