Senise e l’acqua

Come l’acqua sia elemento di vita e ricchezza nel senisese lo confermano le numerose cisterne di raccolta visibili nei monasteri, i pozzi presenti nelle campagne essenziali per irrigare i terreni, i lavatoi ancora presenti nel centro abitato, luoghi di lavoro ma anche di socializzazione per le donne che vi si recavano a fare il bucato e ancora, le belle fontane disseminate lungo tutto il territorio, alcune delle quali di interessante pregio artistico, le sorgenti, attorno alle quali si sono spesso intessute vaghe leggende, come quella dell’acqua salsa a Senise, ricordata tuttora come “acqua del silenzio” per la sua caratteristica di gorgogliare al rumore dei passi ed al suono della voce, creduta  a lungo rimedio di tanti mali ed utilizzata per impastare il pane.

Anche all’ingresso di Senise dove c’è un rudere che negli anni passati, veniva svolto l’antico mercato per la vendita degli animali c’è una fontana, oggi rifatta, che testimonia il valore dell’acqua per la comunità, teatro della vita sociale in quanto l’acqua era utilizzata per le case, per abbeverare gli animali da soma ma anche quale luogo d’incontro e scambio della comunità.

Il numero delle fontane, abbeveratoi e sorgenti è numeroso in tutto il paese in quanto considerati custodi storici della vita sociale, economica e culturale soprattutto nel ‘900; per questo cittadini, associazioni e istituzioni hanno iniziato, in questi ultimi anni a rivalutare e ripristinare questi monumenti rurali.

Tra gli abbeveratoi più importanti è la “Fontana di basso”  e quella presente in contrada Rotalupo, salvata dall’abbandono e riconsegnata al suo antico valore.

Infine, Senise ospita sul proprio territorio la più grande diga d’Europa in terra battuta, la diga di Montecotugno.

Nella paremiologia, scienza che studia i proverbi del territorio, sono presenti proverbi, modi di dire, frasi, esclamazioni che testimoniano l’importanza dell’acqua nella cultura popolare; espressioni che colorano i dialetti dell’area del Sinni e ritornano di frequente nel parlare quotidiano. Eccone alcuni:

No mmérata manga l’acqua nda gàvata: non meriti neanche l’acqua nell’abbeveratoio ed è un’espressione senisese usata in senso fortemente dispregiativo; per indicare, ad esempio, che l’acqua e la morte sono due costanti della vita di ognuno, si dice: Acqua e mort stann sémba dret’a port e cioè, acqua e morte sono sempre dietro la porta. L’àcqwë d’aprìlë àgnë stìllë nu varrìlë: acqua di Aprile ogni goccia un barile ossia che l’acqua della pioggia d’aprile è benefica e cade abbondante.

A Senise è anche frequente il detto: l’àcqwë curréndë non fae dànnë àlla véndrë, l’acqua corrente non fa male alla pancia e veniva ripetuto spesso ai bambini che andavano al fiume con le loro mamme e chiedevano loro da bere così come l’acqua truvule va ‘nante, a sungire vare a priesse, l’acqua torbida va avanti, la limpida la segue e si ripete quando le cose che sembrano oscure (truvule sta per torbida, sporca) saranno chiare e limpide e le malelingue saranno smascherate. Queste sono solo alcune delle tante.

L’acqua è anche presente nei canti popolari che è ancora possibile ascoltare chiacchierando con gli anziani. Ecco una canzone tipica del senisese:

J me ne vogghie j are funtane

Adduve vanne li ronne a lavare

d’à me vogghie segghie a cchiu bedd

e sempre appriesse la vurria purtare

a gend m’adda rice quande je bedde

adduve ai fatte sta caccia rijale,

agge fatte are vosch i Magnane

adduve a nive nu squagghiete mai,

squagghiete a nive e squagghiete a cera,

squagghiete a vita mia ora pè ora.

Anche a Senise, come in altri territori lucani, venivano usati recipienti adeguati per il trasporto dell’acqua: nel lavoro quotidiano dei contadini che irrigavano i terreni, nella cultura materiale, nel lavoro delle donne che si recavano alle fontane venivano usati i varrile, contenitori in legno di forma cilindrica allungata o i gummele, recipienti in terracotta.