Kalamos-Tramutola-Lavatoio
Tramutola e i suoi mulini.
27 ottobre 2017

Fonte Bandusia: gli itinerari.

Orazio1

Itinerario di Orazio

Itinerario di Orazio

Venosa, area archeologica

Venosa, area archeologica

Banzi, fons Bandusiae

Banzi, fons Bandusiae

Potenza, ponte Musumeci

Potenza, ponte Musumeci
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Fons Bandusiae

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Venosa: 40.960767, 15.815423
Palazzo San Gervasio: 40.932037, 15.987783
Banzi: 40.862238, 16.012855
Acerenza: 40.796150, 15.942972
Potenza: 40.640407, 15.805604

“O fonte di Bandusia, limpida come il cristallo, avrai una libagione di vino, una ghirlanda di fiori, il sangue d’un capretto d’un anno. Tu all’ombra scorri gelida e offri il rezzo ai bovi e ai greggi. Diventerai delle fonti nobili anche tu, poiché io canto le quercie che conservano la freschezza alle tue acque che scendono giù con un mormorio che sembra di parole”.

Quinto Orazio Flacco

Oggi è l’anniversario della morte del poeta Quinto Orazio Flacco. Quando morì, quel 27 novembre dell’8 avanti Cristo, Orazio aveva 57 anni.
Nacque l’8 dicembre del 65 a. C, a Venusia, l’odierna Venosa. La città fu edificata su precedenti insediamenti non urbani nel 291 a. C, da Roma per controllare la Daunia e prevenire una possibile conquista della stessa da parte di lucani o sanniti. Quando nelle “Satire” Orazio si dichiarava “Lucanus an Apulus anceps” probabilmente non intendeva porre un problema di appartenenza territoriale di Venosa, ai confini tra le due aree, perché lui si considerava solo e semplicemente “romano”.
Orazio è ricordato soprattutto per il suo “carpe diem“, cogli il giorno o cogli l’attimo anche se la traduzione più giusta sarebbe “vivi il presente“. Spesso non si cita il seguito della locuzione latina tratta dalle Odi, “quam minimum credula postero” cioè confidando il meno possibile nel domani.
Il “poeta dell’arte di vivere” come è stato visto dai critici voleva semplicemente invitare a godere ogni giorno dei beni offerti dalla vita perché il futuro non è prevedibile (un concetto che sarà ripreso da tanti nel corso dei secoli).
Oggi per ricordare la sua memoria vi invitiamo a fare un viaggio.
Un itinerario che deciderete voi se essere di un giorno, due o tre. E’ un viaggio che vi porterà per i luoghi della sua infanzia e, forse…a scoprire la Fons Bandusiae ossia quella fonte tanto decantata dal poeta e ubicata lungo la via Appia.

Non sappiamo con esattezza dove essa fosse ubicata nè se ancora oggi, negli anfratti boschivi o lungo le strade battute dal sole, se ne conservi memoria. Vogliamo augurarci che si trovi ancora qui, in qualche punto imprecisato della nostra regione, lungo le strade che il poeta deve aver attraversato durante la fanciullezza, rinfrancando “con le sue acque gelide”, come allora, le greggi e gli armenti dopo tanto peregrinare.

Ecco che abbiamo pensato di proporvi un itinerario. Scegliete voi se dedicarvi un giorno, due o tre. Prendetevi del tempo e attraversate le vie percorse dal grande poeta.

Non potete che partire da Venusia (Venosa, uno dei borghi più belli d’Italia). A Venosa tutte le vie di accesso alla cittadina portano alla piazza centrale, Piazza Umberto I.

Per vedere la scultura raffigurante il poeta dovete raggiungere piazza Orazio. Durante la passeggiata in centro poi soffermatevi a osservare i dettagli di edifici e palazzi eleganti: noterete parti di capitelli, statue sistemate in posizioni insolite e blocchi di pietra con antiche incisioni, poiché nel corso dei secoli le rovine romane si sono rivelate utili per la costruzione e il restauro degli edifici. Inutile dirvi che un giorno non vi basterà per visitarla tutta.

Tra gli edifici più importanti il Castello di Pirro del Balzo, la chiesa del Purgatorio, l’Abbazia della Santissima Trinità dove c’è una colonna dell’amicizia attorno alla quale si sono avvolte tante braccia e tante leggende locali: si è sempre creduto, infatti, che se due persone abbracciavano la colonna prendendosi vicendevolmente le mani sarebbero rimaste legate da eterna amicizia. Poi qualcuno deve aver pensato: perché non estendere questo buon auspicio anche ai matrimoni? E allora le coppie di
sposi per secoli e secoli hanno suggellato il loro sacramento con l’abbraccio della colonna. Ma non finisce qui. Perché oggi ci sono ancora donne che non riescono ad avere figli che vanno a strofinarsi sulla colonna e a fare un triplo giro sperando che questo rito dell’amore (e anche della fertilità) funzioni ancora. Adesso non si dice più, ma fino a non molto tempo fa, anziché chiedere ‘e allora vi siete sposati?’, a Venosa si chiedeva ‘e allora, siete andati a girare la pietra?’

Prima di lasciare l’affascinante Venosa dovete visitare l’area archeologica, in località San Rocco dove l’anfiteatro, le terme e la domus sono le testimonianze più importanti dell’antica Venusia, visibili presso il Parco Archeologico, la casa di Orazio, un complesso termale di una domus patrizia risalente al I secolo e il parco paleolitico di Venosa in località Notarchirico; databile tra 600.000 e 300.000 anni fa, è un giacimento culturale d’inestimabile valore, nonché uno dei parchi più importanti d’Europa. Situato a 10 km dalla cittadina, fu scoperto nel 1979, e conserva varie testimonianze tra cui impronte di fossili, il cranio di un elefante e il frammento osseo di un femore destro di donna adulta della specie Homo erectus.
Se vi fermate un altro giorno vi consigliamo di spostarvi nel vicino borgo di Palazzo San Gervasio ricco di architetture religiose ma soprattutto dell’importante Pinacoteca dove è conservata la più grande raccolta d’arte privata del Meridione: 298 tele del XVII e XVIII secolo, 500 stampe dello stesso periodo, 8.000 volumi della sua biblioteca.

Dopo Palazzo San Gervasio, il nostro percorso continua verso Banzi, località questa dove Annibale tese l’agguato ai consoli romani Marcello e Crispino. Era qui che forse era ubicata la Fons Bandusiae. Nel territorio di Banzi, infatti, sono presenti tantissime fontane: 77 quelle fontane riconosciute ufficialmente. Le più usate dai cittadini di Banzi erano le Fontanelle e la fontana dei Monaci.
Le grotte di Banzi sono poi uno dei “tesori” più belli di questo territorio. Rappresentano un vero e proprio “museo” all’aria aperta. Queste grotte si trovano vicino il fons Bandusiae, proseguendo la strada. Sono cavità scavate all’interno della terra, alcune sono molto ampie, altre piccole e anguste. Si vedono poi grotte altissime, dove dentro c’era la mangiatoia per il gregge e tutto è pieno di sassi e terra. E’ terreno molto fragile, quello che si incontra all’interno delle grotte, infatti, sono spesso oggetto di cedimento.
Dopo aver salutato Banzi vi invitiamo a procedere per Acerenza, la città dell’imponente cattedrale; la sua fama, infatti, si deve alla solenne cattedrale arroccata su un’altura di 883 m. In posizione strategica, la cattedrale contiene il pastorale del Santo Vescovo Canio, protettore della città. Questo bastone in alcuni periodi si avvicina così tanto alla feritoia ricavata nell’altare che è possibile toccarlo. E’ un bastone ligneo diritto, lungo cm 145 e di circa 5 cm. di diametro. E’ nodoso, ad eccezione dei primi 10 cm., e poggia su un piano accidentato e ruvido.

Questo bastone sfida le leggi della fisica in quanto, fenomeno mai spiegato, ed inspiegabile, si muove spontaneamente per cui a volte è vicino all’apertura ed è toccabile con le dita, altre, invece, è a metà o in fondo all’abitacolo, per cui non è toccabile. Ancora più miracoloso è il fatto, attestato in diversi tempi, che il bastone “leviti”. A tal proposito esiste addirittura un atto notarile stilato dal notaio Francesco Paolo Saluzzi, dal quale si evince che il 30 maggio 1779, e negli otto giorni seguenti della festa del Santo, nella cattedrale di Acerenza si verificano eventi prodigiosi. E precisamente nella notte fra il 30 e il 31, dopo aver aperto lo sportellino posto a protezione del luogo nel quale era custodito il sacro bastone, al lume di una candela si poté osservare la venerata reliquia sospesa a mezz’aria.
Prima di ritornare al punto di partenza, Venosa, dobbiamo necessariamente passare per il capoluogo della Regione Basilicata: Potenza che si estende in modo irregolare da est a ovest lungo la dorsale
di un colle ed è una città verticale che si sviluppa su diversi livelli collegati da scalinate, cunicoli e vicoli scoscesi, in bilico soltanto tra varie altezze, è in tra passato e futuro, tra antico e moderno. Con le tre porte medievali di San Giovanni, San Luca e San Gerardo (che un tempo erano sei, unite da una cinta muraria), convivono infatti non solo numerosi edifici dei secoli successivi, ma anche una serie di ardite architetture contemporanee.
Con gli avanguardistici sostegni che sorreggono il ponte sul Fiume Basento (disegnati a fine anni ’60 dal visionario ingegnere Sandro Musmeci), l’importante collezione del poliedrico artista americano, Albert Friscia alla Biblioteca Nazionale, di Potenza ha guardato al futuro.
Potenza infatti è chiamata anche ‘Città delle 100 Scale’, perché con rampe lunghe e corte, piccole e grandi, antiche e recenti, in pietra o in cemento, si sono collegati i diversi livelli della città. Più più recentemente l’amministrazione si è a tal punto concentrata sulla realizzazione di scale meccanizzate che oggi Potenza è la città con le scale mobili più lunghe in Europa, seconda al mondo solo a Tokyo. Seguite questo saliscendi urbano, perché è uno dei modi più suggestivi e slow di esplorare le varie zone della città.

Che dirvi allora se non carpe diem?

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